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COREdeROMA - editoriale

(inserita il 28/1/2007)

TIC TAC TOE

 


Qualche anno fa, diciamo così perché ci spaventa pensare che ne siano passati più di venti, un filmetto di John Badham intitolato War Games basava tutta la sua trama sull’inutilità di giocare questo gioco perché alla fine non c’è nessuno che possa vincere, almeno che l’altro non sbagli.
Il Tic Tac Toe infatti non è che il nome anglosassone di quello che da noi si chiama Tris o Filetto, gioco che consiste nell’allineare tre simboli uguali, in una matrice tre per tre, e che ineluttabilmente finisce in pareggio, se non interviene una topica di uno dei due contendenti.
A questo si pensava oggi durante la partita e, per dirla tutta, il pensiero spaziava anche verso tutti quei critici che ritengono il Capitano importante si, ma non fondamentale.
Ormai come funziona il giochetto si sa. Le squadre di categoria inferiore, ed il Siena comunque è cento volte più forte di altre concorrenti che sono riuscite ad impattare con noi, montano un colossale catenaccio che impedisce l’aggressione degli spazi, che è oramai la conclamata arma della compagine di Spallettus. Come d’incanto il nostro gioco da verticale diventa orizzontale, perdendo di tutta la sua efficacia.
Se a questo si aggiunge che in effetti di giocatori molto buoni la Roma ne ha parecchi, ma che di genio ne ha no solo e oggi stava in tribuna, si potrà tranquillamente capire come questa vittoria vada salutata come una di quelle della svolta, fruttando peraltro tre punti benedetti.
Ha segnato Vucinic, le cui prestazioni erano risultate finora non pervenute, come nei bollettini meteorologici che si rispettano, e l’ha fatto dopo aver giocato una discreta partita, forse la sua prima decente da quando veste la maglia giallorossa.
Da sottolineare poi come l’assist sia stato di Tavano, che ha mostrato anch’egli sensibili progressi, sfiorando la marcatura in un paio di occasioni, mostrandosi comunque disponibile e funzionale a mettersi al servizio della squadra.
Cosa che invece non riesce da un po’ a Mancini che probabilmente non ha la struttura mentale per caricarsi sulle spalle la squadra quando manca il Capitano. Ed è un peccato perché il brasiliano è in possesso di caratteristiche tecniche di primissimo piano, superiori a quelle di tutti i suoi compagni eccetto Totti.
E siccome saremo anche tifosi beceri, ma l’onestà intellettuale non ci difetta, dobbiamo dire grazie stasera a due giocatori su cui avevamo lanciato nelle ultime settimane le nostre rampogne e che invece oggi si sono riscattati alla grande, facendoci fare un po’ la figura degli sprovveduti. Sempre contare fino a diecimila, prima di emettere giudizi tombali.
Si tratta rispettivamente di Doni e Chivu.
Sono stati entrambi fondamentali per portare a casa la vittoria, rappresentano contemporaneamente l’incarnazione dei misteri del calcio, capaci di passare da un giorno all’altro da prestazioni mirabolanti a situazioni imbarazzanti senza soluzione di continuità.
Sarà forse nella natura delle cose: il ragazzo studia ma potrebbe fare di più, quanti milioni di volte ce lo siamo sentiti dire?
Quello invece che ci ha colpito, nel rivedere la partita in TV, è stato l’atteggiamento da tarantolato in acido che ha sfoggiato l’allenatore del Siena, tal Beretta, che ci ha suggerito come possa essere utile riservare anche agli allenatori il trattamento di analisi a sorpresa combinata, sangue e urine, che è stato originariamente pensato per i calciatori.
Probabilmente ne avremmo delle sorprese.
Speriamo che, in un soprassalto di normalità, si riguardi in TV per constatare da solo quanto siano stati diseducativi, stupidi, inutili e ingiustificati i gesti e le frasi che ha manifestato nel pomeriggio all’Olimpico.
Last but not least (aridanghete) un pensiero deferente alle dichiarazioni di Figaro Oddo che, da quando ha scoperto il bene della favella, apre bocca e gli da fiato.
Cercando di punzecchiare a distanza Francesco Totti ha ottenuto l’invidiabile risultato di spalettare di guano (è noto che le aquile non producono letame) la sua vecchia squadra tacciata come priva di prospettive e di appeal.
Se c’è un’assicurazione per le vecchie glorie o se il suo comune di residenza lo prevede, è pronto per essere affidato alle cure di una associazione di volontariato.
Settimana milanese a partire da mercoledì.
Come diceva un nostro vecchio maestro, che di queste cose se ne intendeva, quando si va a prelevare nei pollai, con tre zampe in mano, due polli son sicuri.
Cerchiamo di non dimenticarcelo perché sempre meglio una Coppa di mercoledì che uno Scudetto di domenica.


Ad maiora


 


a cura della Redazione@corederoma.net


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