Champions League 2002-2003


Real Madrid 0 - Roma 1

Era dal primo marzo 1967 che una squadra italiana non batteva il Real Madrid in casa (l'ultima era stata l'Inter). Ancora più lontana era l'ultima vittoria della Roma in Spagna: ai giallorossi mancava dal 2 dicembre 1962 (4-2 con il Real Saragozza).


Di seguito puoi scaricare il commento di Piccinini e Serena del dopo partita:
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REAL MADRID (4-2-3-1): Casillas; Salgado, Hierro, Helguera, Roberto Carlos, Makelele, Cambiasso (Guti dal 41' s.t.), Figo, Zidane (Solari dal 33' s.t.), Raul, Ronaldo (Morientes dal 33' s.t.). (A disposizione: 12 Cesar, 22 Pavon, 17 Minambres, 20 Celades). All. Del Bosque.
ROMA (3-4-1-2): Antonioli, Panucci, Samuel, Aldair (Zebina dal 47' s.t.), Cafu, Emerson, Tommasi, Candela, Totti, Montella (Batistuta dal 27' s.t.), Delvecchio (Lima dal 43' s.t.). (A disposizione: 22 Pelizzoli, 31 Dellas, 28 Guardiola, 18 Cassano). All. Capello.

MARCATORE: Totti al 27' p.t. ARBITRO: Dallas (Scozia).
NOTE: recupero: 1' nel p.t e 4' nel s.t. Ammoniti: Tommasi, Aldair e Salgado per gioco falloso. Angoli: 15 a 1 per il Real Madrid.



Capello: Abbiamo fatto una grande partita. Il derby ci ha dato la spinta giusta per affrontare questa gara nel migliore dei modi. Inutile dire che vincere su questo campo è difficilissimo per tutti. Noi l'abbiamo fatto anche bene. L'unico rammarico è non aver sfruttato il gran numero di palle gol e non aver chiuso la partita. Alla fine il Real ha rischiato di pareggiare e non sarebbe stato giusto. Sulla mossa di Aldair titolare: il brasiliano è stato tra i migliori: l'avevo visto bene in allenamento, così come Delvecchio. Avevo solo timore dei crampi ma ero sicuro che avrebbe giocato all'altezza. Sulla posizione di Delvecchio: Delvecchio è uno di quei giocatori che sa spingere anche sull'esterno e può costruire superiorità sulla fascia. Da quella parte c'è anche Candela, quindi possiamo avere maggiore spinta. Delvecchio sa farlo e sa anche sacrificarsi. Questa è una vittoria che dà convinzione alla squadra sul suo valore. Ci dà morale e magari incuterà anche maggiore timore negli avversari.

Totti: É la vittoria più importante della mia carriera. Vincere è stata un'emozione grandissima e una soddisfazione doppia perché anche l'anno scorso avevo segnato qui, ma alla fine avevamo pareggiato. Merito di tutta la squadra che ha disputato una grande partita. Sul suo ruolo in campo: man mano che cresco acquisto sempre più esperienza. Giocando in campo internazionale si migliora. In questo ruolo più da attaccante forse ho più facilità di tirare in porta e di fare gol. Anche se io ho sempre detto che mi piace giocare dietro le punte. Sugli avversari: mi ha colpito Ronaldo, ha fatto una buona partita, grandi numeri. Un po' meno mi sono piaciuti Raul e Zidane. Sul pallone d'oro: lo darei a Roberto Carlos.

Emerson: Possiamo arrivare ovunque: questa Roma adesso farà paura a molti. Cosa è successo? Nulla... Solo che contro le grandi ci carichiamo e non sbagliamo nulla. Invece, quando ci capita di incappare in squadre tipo il Genk, arrivano gli svarioni, le disattenzioni, gli errori gratuiti. Contro il Real invece abbiamo giocato una grande gara, con una difesa esemplare e un ottimo centrocampo. E una posizione di Emerson diversa dal solito... Con il centrocampo a quattro ho più spazio per muovermi e riesco a dare il massimo: Tommasi agiva più avanti ed io restavo lì dietro a coprire la difesa. Un grosso aiuto ce lo ha dato Delvecchio, lui è uno che torna molto indietro a coprire.

Panucci: Questa è una vittoria importante per noi, per i tifosi, per la società. Ci dà morale anche per il campionato. Abbiamo cominciato male, ora siamo lì, il campionato è appena iniziato. Noi non ci nascondiamo, lotteremo anche per lo scudetto. É una vittoria che ci dà molto prestigio. Abbiamo fatto una grande partita, vincendo in uno stadio importante, però non abbiamo ancora vinto niente: dobbiamo proseguire su questa strada tenendo bene i piedi per terra. Alla fine avete subìto un po' troppo, però: E ci mancherebbe... Loro hanno Zidane, Raul, Ronaldo, Roberto Carlos. Venire a Madrid e non lasciargli occasioni sarebbe stato molto difficile. Noi siamo stati bravi, anzi bravissimi. Come siete stati accolti lei e Capello dal vostro ex pubblico? La gente qui mi ha sempre voluto bene e oggi, verso la fine della partita, ancora di più. Mi hanno applaudito, acclamato. Capello qui ha fatto benissimo, ha dato un impulso a questa società che non vinceva dopo un periodo di digiuno. Come ha visto Ronaldo? Devo dire che l'abbiamo fatto girare due volte e, quando si gira, è ancora un giocatore pericolosissimo. Ma credo che ancora non sia il vero Ronaldo.

Sensi: É stata un'emozione indescrivibile, davvero una grande vittoria. Bravi tutti, adesso però pensiamo al futuro, vogliamo battere l'Aek e cercare di finire primi nel girone, sarebbe bello finire davanti al Real Madrid.

Del Bosque: La Roma ha giocato molto meglio dell'anno scorso ed ha meritato di vincere. Noi comunque ci siamo qualificati e siamo contenti lo stesso. Nessuno sembra granché contento della qualificazione tra i madridisti, eppure, come dice Del Bosque, il Real è già al secondo turno. La Roma dovrà aspettare. Questo ci interessa oggi, anche se perdere non sta bene a nessuno. L'ingresso di Ronaldo rispetto al passato vi costringe a giocare solo palla a terra. La cosa vi penalizza? No, non siamo penalizzati. All'andata, per esempio, giocando palla a terra abbiamo vinto 3-0 a Roma. Alla fine oggi non è cambiato molto a livello tattico.

Ronaldo: L'importante è esserci qualificati. La Roma ha dimostrato di essere una grande squadra e non è certo uno scandalo perderci. Ma ripeto, l'importante era qualificarci noi. Come risponde alle polemiche sul suo presunto peso forma "abbondante": Lo dicono per farmi arrabbiare, io non ci bado. Sto progredendo, presto sarò al massimo.

Helguera: É un momento difficile, non siamo in crisi, ma c'è qualcosa che non va, vedremo di superare questa situazione. Abbiamo attaccato più della Roma, solo che loro hanno segnato e noi no.

Il vicepresidente nerazzurro Giacinto Facchetti era in campo il primo marzo 1967 contro il Real Madrid, quando la grande Inter espugnò il Bernabeu. Dopo 35 anni la storia si è ripetuta con la Roma di Fabio Capello, Facchetti commenta così: "Il tecnico giallorosso da giocatore fu allievo di Helenio Herrera nella Roma, probabilmente gli è rimasto qualcosa del mago: carattere, voglia di vincere e studio meticoloso di come fare per riuscirci. E poi non scordiamoci che Capello è un ex del Real Madrid e conosce molto bene quanto contano l'ambiente, l'atmosfera, le suggestioni del Bernabeu, che impediscono agli avversari di rendere al meglio. Grandi complimenti ad Aldair per la bella gara giocata, probabilmente con la classe e l'esperienza la carriera si allunga. Io allora ero Candela e come lui ogni tanto mi piaceva segnare, la grande Inter aveva anche Jair, brasiliano come Cafu, forse un poco più cattivo dell'attuale capitano del Brasile quando c'era l'occasione di far gol"...


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